Contributo speciale di Jean-Marc Hensch.

Le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) non hanno rilevanza giuridica in Svizzera, poiché non riguardano l’Europa, ma l’Unione Europea (una questione che è sempre più oggetto di confusione nei media, ma questo è un altro discorso). In questo caso, però, vale la pena gettare uno sguardo oltre i propri confini.

La Corte rimprovera il controllo totale sui cittadini
Di recente la CGUE ha emesso una wsentenza di grande significato e che apre nuove orizzonti, nella quale si afferma che nei Paesi UE la conservazione dei dati non è ammissibile, in quanto l’archiviazione massiccia e indiscriminata dei dati personali di individui, per i quali non sussiste alcun elemento di sospetto, violerebbe i loro diritti fondamentali. Nella sentenza viene data particolare importanza alla vasta portata di tale ingerenza: “La direttiva 2006/24 riguarda, in modo comprensivo, tutti coloro che utilizzano servizi di comunicazione elettronica, senza che le persone i cui dati vengono archiviati, siano, neppure in modo indiretto, in una condizione che possa dare luogo a un procedimento penale. Tale direttiva si applica dunque anche a quelle persone per le quali non sussiste alcun indizio che possa far pensare che il loro comportamento sia collegato, anche solo in modo indiretto o lontano, a reati di natura grave.” (Traduzione libera del paragrafo corrispondente al numero a margine 58)

Eccessiva ingerenza nei diritti fondamentali
Basandosi su approfondite considerazioni, la CGUE è giunta quindi alla seguente conclusione: “Si osserva dunque che la direttiva comporta un’ingerenza di vasta portata e di particolare gravità nei diritti fondamentali sanciti dall’ordinamento dell’Unione, senza che sia prevista alcuna disposizione che limiti tale ingerenza allo stretto necessario.” (Traduzione libera del paragrafo corrispondente al numero a margine 58)

La conservazione dei dati in Europa è abolita. E in Svizzera

Un tema di estrema attualità in Svizzera
Questa sentenza entra nella discussione politica svizzera poiché il legislatore, con la modifica della Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni (LSCPT), si appresta a estendere il periodo di conservazione dei dati da sei a dodici mesi. Il Consiglio degli Stati, in quanto camera prioritaria, ha approvatoquesta disposizione (e molte altre altrettanto critiche), senza neppure affrontare la questione seriamente.

Elevato pericolo di abusi
Nonostante le disposizioni contenute nella bozza di modifica della LSCPT non siano in alcun modo paragonabili con il testo della direttiva europea, è certo che la CGUE porrebbe anche in questo caso il suo veto. La conservazione dei dati, infatti, non rappresenta in alcun modo una risposta a una minaccia imminente o a un crimine contro lo stato. Nel caso vi sia anche soltanto il sospetto per un reato di lieve entità (ad es. danni materiali), le autorità sono autorizzate a indagare, facendo ricorso alle registrazioni delle comunicazioni, non soltanto nella vita privata di una determinata persona, ma anche in quella di molte altre non coinvolte in alcun modo. Qualsiasi aumento del termine per la conservazione dei dati apre la possibilità a una maggior controllo da parte delle autorità sulla popolazione (per non parlare del pericolo di abuso da parte delle aziende tenute alla conservazione del materiale).

Uno strumento inefficace
La conservazione dei dati non ha dato buoni risultati. In Danimarca, ad esempio, ha una portata molto più ampia e la legge, da cinque anni, stabilisce un periodo di archiviazione pari a 12 mesi. Stando a un rapporto del Ministero della Giustizia, però, non si fa praticamente mai ricorso alle informazioni raccolte con la conservazione dei dati, perché chi si occupa di indagini si è reso ben presto conto che il vantaggio che si può trarre da questi dati è molto limitato.

Proporzionalità, ne avete mai sentito parlare?
La critica principale che viene mossa alla direttiva sulla conservazione dei dati è il suo eccesso e la completa inosservanza del principio di proporzionalità. Tutti elementi che ritroviamo all’interno della proposta di modifica della LSCPT come un filo rosso: ad eccezione di qualche dettaglio, rappresenta tutto quello che le autorità inquirenti hanno sempre desiderato. Le loro richieste non sono state accettate soltanto nel caso in cui le relative disposizioni non potevano essere inserite o non erano applicabili. Al contrario, si evince che non vi è stato alcun confronto critico per quanto riguarda l’ingerenza volontaria nei diritti dei cittadini, il significato della sfera personale e la proporzionalità delle singole misure. A tal riguardo dobbiamo sottolineare come nel testo non sia presente neppure un capitolo sul tema della sfera personale o della proporzionalità: argomenti di rilevanza fondamentale in questa legge.

I parlamentari adesso devono reagire
Nonostante la sentenza della CGUE non sia vincolante per la Svizzera, i nostri parlamentari farebbero meglio a prendere in considerazione tale delibera senza indugi e a integrare le riflessioni in essa contenute nel loro lavoro di legislatori. Non esiste infatti alcun motivo per cui noi Svizzeri dovremmo dare minor importanza ai diritti fondamentali di quanta non gliene diano i cittadini dell’UE.

La conservazione dei dati in Europa è abolita. E in Svizzera?

Jean-Marc Hensch

Jean-Marc Hensch è direttore dell’associazione Swico. Swico è l’associazione svizzera dei fornitori di tecnica dell’informazione, della comunicazione e dell’organizzazione e di altri settori affini. In qualità di associazione di imprese, si impegna a difendere gli interessi dei suoi membri in politica, economia e società.

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